Dialogo su una tastiera

Leo: OGGI NON MI VA DI SCRIVERE, EPPURE NON RIESCO A STARE FERMO. LE DITA SI MUOVONO SUI TASTI DEL COMPUTER, SONO IMMUNE A QUESTO CHIACCHIERICCIO CHE C’E’  INTORNO A ME.

CECILIA NON MI ASCOLTA, TERESA STA PARLANDO CON ANTONIO E FRANCESCO, NON CAPISCO DI COSA STANNO PARLANDO QUANDO C ‘E’ TANTO LAVORO DA FINIRE. MI STO ANNOIANDO MA LE MIE DITA CONTINUANO A BATTERE I TASTI, COSA STO’SCRIVENDO NON LO SO, CECILIA LA SENTO PARLARE CONTINUAMENTE …

Teresa: Parlare non è perdere tempo!

Scambiarsi opinioni alla fine serve

Almeno credo….

Cosa vorresti fare?

Perché non scrivi anche quello che pensi su questo laboratorio?

Cosa ti aspettavi….

Cosa è andato male (a parte le mie chiacchiere…..)

Leo: Mi sono assentato pochi minuti e Teresa non ha perso tempo per farmi notare che il suo parlare con Antonio e Francesco non era perdita di tempo ma soltanto scambi di opinioni, in questo sono d’accordo.

Cosa vorrei fare io?

Vorrei che questo lavoro che abbiamo iniziato con la promessa che si andava avanti fino al prossimo anno e poi ridimensionato a fine luglio e oggi scopriamo che termina al quindici luglio, proseguisse.

Questi improvvisi cambiamenti mi stanno provocando ansia e malumore, pensare che dopo il quindici si ritorna alla noia giornaliera non mi è certamente di conforto, anche sapendo che prima ho poi doveva finire. Questa breve esperienza di laboratorio mi a fatto capire tante cose che prima ignoravo e grazie a Cecilia, Teresa , e Sergio che sono stati molto pazienti , spero che questo lavoro non si fermi al quindici luglio ma che  possa andare avanti, oggi ne abbiamo parlato…chissà…

Ringrazio i ragazzi dei gruppi adolescenti per i quali abbiamo iniziato questo lavoro di laboratorio e un grazie all’armata  brancaleone associata in questa impresa FRANCO.ANTONIO ,PATRIZIO, ARTURO,TOMMI, SEBESTIANO

….ne manca uno sicuramente, …..LEO!

 

 

LETTERA PER I RAGAZZI DA ANTONIO

Tolmezzo, 02.06.11

Ciao ragazzi,

anzitutto mi auguro che il mio pensiero giunga a trovarvi benone e su con il morale. Sono Antonio, calabrese, della provincia di Reggio C.

I miei genitori avevano un’azienda agricola e allevavano bestiame e io sin da giovanissimo, rientrato dalla scuola e nei giorni festivi, davo loro una mano. Amavo (e amo) gli animali, la natura e il mio sogno era quello di continuare a fare quel lavoro, anche dopo aver terminato gli studi.

Le cose purtroppo non andarono secondo le mie aspettative, sono venuti a mancare un mio fratello e dopo un paio d’’anni mia madre. Sicché la mia carriera scolastica si è conclusa con la licenza di terza media. Anche se mio padre voleva chiudere l’’azienda purché continuassi gli studi, ma io mi sono opposto. Dopodiché mi sono occupato a tempo pieno dell’’azienda di famiglia insieme ad un altro mio fratello. Producevamo: formaggi, ricotta, salumi, olio e via discorrendo.

La situazione, però, seguitò a peggiorare e, nell’’arco di pochi anni, ho perso anche mio padre e mio fratello con il quale lavoravo assieme. Da allora quel posto, se pur bellissimo, per me era diventato motivo di sofferenza; sul lavoro a casa, dovunque mi giravo, tutte le cose che mi circondavano mi rievocavano ricordi dolorosi. A quel punto ho deciso di andarmene, mi sono trasferito a Milano, dove frequentavo anche gente che gravitava nella delinquenza; io lo sapevo ma ce l’’avevo con tutto il mondo e sottovalutavo i rischi a cui mi ero esposto. Ora, io ero bravo a lavorare i latticini, prendermi cura degli animali, della natura ma un vero disastro nel mondo della criminalità. In questi ambienti ‘vince’ chi è più opportunista, povero di contenuti, sentimenti chi è di indole pusillanime. Il mio animo invece era genuino ed ero pure imbranato talvolta; difatti sono stato arrestato subito. Da allora, eccetto brevi periodi di libertà, sono stato sempre dentro, girando le varie prigioni d’’Italia; adesso sono a Tolmezzo da anni otto e mesi quattro.

In questo carcere ho preso la maturità e ora mi sono iscritto all’’università, giacché desidero proseguire gli studi. Spero di non avervi annoiato con questo prolisso ripercorso della mia vita, ma io desideravo, almeno in grandi linee, dirvi chi sono. Bene, qui vi è un corso di scuola media superiore, per periti delle industrie elettriche, vi sono altresì corsi di pittura, ma soprattutto di computer. Difatti, quando ho fatto la richiesta di frequenza del progetto ‘Città Viola, non avevo la più pallida idea di cosa si trattasse.

Il primo giorno di scuola, in cui ho avuto il piacere di conoscere Cecilia e Sergio, ho chiesto loro informazioni in proposito. Questi, con espressione tra il sorpreso e il preoccupato, mi hanno spiegato che dovevamo raccontare la storia dei ragazzi disabili attraverso l’’associazione di testi alle immagini. A quel punto sono rimasto io sorpreso, giacché mai mi sarei aspettato una proposta tanto bella e importante, ma, nel contempo, molto difficile. In quanto credo che sia impossibile raccontare ciò che prova una persona che soffre e che attraversa un’esperienza particolare. Con quale titolo potrei parlare di loro? Che ne so io dei loro disagi, paure, desideri, sogni e via discorrendo. Si, sono a conoscenza del loro percorso attraverso gli operatori, ma il raffronto diretto è tutt’altra cosa, parlare, stare ad ascoltarli. In ogni modo, torniamo a noi, a mio avviso, la dolorosa esperienza che sto attraversando io ha molte cose in comune con quella con quella che state vivendo voi.

La sofferenza, il senso d’’impotenza, il distacco da ciò che ci è caro, i preconcetti delle persone ‘normali’ nei nostri riguardi, la voglia straordinaria di rimettere insieme i brandelli della nostra vita, riappropriarci di questa, la speranza di poterci guadagnare uno spazio nella società per viver decorosamente. Credo che basti un attimo per fare degli errori per i quali dopo ci vogliono lunghi anni oltre ad enormi sacrifici per rimediare. Nel mio caso, ad esempio, in un momento di sconforto, di fragilità sono caduto e sono ormai anni che combatto per rialzarmi, riappropriarmi della mia vita della mia libertà. La mia deviazione è incominciata da giovanissimo e forse il dolore per la perdita dei miei cari ha giocato un ruolo determinante in questa caduta A mio avviso, è molto importante fermarsi a riflettere, giacché è facile lasciarsi attrarre dei benefici immediati che porta l’’illegalità, in un momento di confusione e fragilità. Nei momenti più dolorosi, quando ero ancora giovanissimo, tendevo a chiudermi in me stesso, ce l’’avevo con il mondo intero, pensavo che gli altri non potevano comprendere la mia sofferenza. Il dolore lo tenevo ancorato dentro di me, forse per sentirlo con tutta la propria devastante acutezza, volevo sfidarlo. In seguito invece ho capito ch’è molto importante parlare con chi ci è vicino; poiché, anche se questi non può aiutarci, la conversazione in sé allevia la pressione della sofferenza rendendola più sopportabile.

Sicché ritroviamo un po’ di serenità, la nebbia che vi è dentro noi si dirada e talvolta ci permette di trovare la via d’’uscita dalla condizione dolorosa in cui versiamo. Sono convinto che vi è sempre la via d’’uscita, bisogna solo impegnarsi, attraverso un percorso fatto di rinunce e duro lavoro, a trovarla. Credo che dentro di noi, nella parte più intima del cuor nostro, vi è una fonte ricca di energie e tutto ciò che serve per affrontare gli ostacoli che incontreremo nel nostro percorso.

A mio avviso il problema è che, talvolta, cerchiamo altrove ciò che dovremmo individuare dentro di noi. Mi avvio alla conclusione di questa mia missiva, con la speranza di non avervi annoiato con questi miei prolissi e pallosi discorsi, in tal caso vi prego di perdonarmi se potete e se vi va. Vi saluto caramente Antonio Forse mai sarò all’’altezza di guadagnarmi la vostra fiducia, amicizia, ma spero che sia in grado d’’incuriosirvi e soprattutto ascoltarvi. Quando ero giovane mi sentivo furbo, forte e credevo di poter battere persino il dolore, ma se avessi avuto adeguate qualità avrei dovuto sapermi tenere stretta e cara la mia vita, la libertà.

Benjamin Francklin : Chi è disposto a rinunciare ad libertà essenziale in cambio di una piccola sicurezza temporanea non merita né la libertà né la sicurezza