Adolescenti nella città viola

 

 Carcerati e disabili (detenuti)possiamo essere differenti per certi aspetti dei ragazzi disabili,ma in realtà nel modo in cui viviamo e nella condizione di vita che trascorriamo in questi luoghi di prigionia, altro non è che un soffrire continuo, la gioia in cui si gioisce è quando la nostra famiglia viene a farci visita.Secondo il mio pensiero i ragazzi disabili, in un certo senso vivono le stesse difficoltà di dipendenza della loro vita e per questi motivi molto brutti che la vita ci ha riservato, e anch’io mi sento come una persona disabile, non poter far niente di tua volontà essere controllato su tutto quello che fai e venir punito per delle sciocchezze inverosimili.

Tutte queste privazioni e il dipendere in un certo senso di TUTORI che sono loro a disporre di cosa fare o non fare fa sì che fra noi e questi sfortunati ragazzi viviamo gli stessi disagi sociali.Nel pensare che qualcosa nel prossimo futuro possa cambiare un po’ per tutta l’umanità si cerca di vivere con l’educazione insegnataci e il rispetto per il prossimo.

Francesco


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Guardavo stamattina una foto; per vero era un ritaglio di giornale: ritraeva un bambino, i cui occhi parevano ispezionare dentro i miei, come a cercare una risposta. Ma io non sapevo che cosa dire. Le sue gambette erano monche sino al ginocchio e, tuttavia, le sue labbra pur timidamente accennavano un sorriso. Mi dicevo così in parte rincuorato, immaginando cioè che fosse stato quel dì appena di buon umore, seppure non mi tacevo un dubbio: sedeva quel bambino in grembo ad una donna, ma non era la madre, non lo era di certo, essendo quella una suora.

Mi rammaricavo quindi a pensare che fosse anche da solo; guardavo allora ancora quel volto, cercando negli occhi or io una risposta. Mi affannavo in quel senso, fino a prendermi d’ansia, sinché non capivo: non erano quegli occhi a non sapermi parlare, ma io, ero io a non saper raccogliere da essi il testimone, a non saper aprire il mio cuore il suo dolore.

Patrizio